Campioni di materiali su un tavolo di legno: pietra calcarea, intonaci a calce, cotto, rovere e tele di lino

Direzione artistica: dal progetto al cantiere, fino all’immobile finito

Un edificio può essere costruito bene ed essere comunque sbagliato. Le misure tornano, i materiali sono a norma, il collaudo è superato: eppure la pietra ha il colore sbagliato, l’intonaco è troppo liscio, la maniglia scelta all’ultimo minuto non c’entra niente con il resto. Nessuno ha commesso un errore. Semplicemente, nessuno aveva il compito di guardare l’insieme.

Questo compito ha un nome: direzione artistica. In questo articolo spieghiamo che cosa comprende, in che cosa è diversa dalla direzione dei lavori e quando conviene affidarla a qualcuno.

Che cos’è la direzione artistica in architettura

La direzione artistica è la regia estetica di un’opera, dal progetto all’immobile finito. Si occupa di due cose:

  • le scelte estetiche e di finitura prese in cantiere, in corso d’opera, insieme agli artigiani;
  • l’immagine coordinata del progetto: il nome, il logo, il sito, la pagina Instagram.

La prima riguarda il modo in cui l’edificio viene costruito. La seconda riguarda il modo in cui l’edificio si presenta a chi lo abiterà, lo comprerà o lo prenoterà. Sono due facce dello stesso lavoro: dare all’opera un carattere riconoscibile e fare in modo che non lo perda strada facendo.

Direzione artistica e direzione dei lavori: due ruoli diversi

Il direttore dei lavori controlla che l’opera sia eseguita a regola d’arte e secondo il progetto approvato. È una figura tecnica, con responsabilità precise: risponde della corretta esecuzione.

Il direttore artistico non lo sostituisce. Si occupa di ciò che il progetto non può fissare fino in fondo e che si decide solo in cantiere, davanti al materiale vero: la tonalità di un intonaco a calce, la finitura di una pietra, lo spessore di un giunto, il disegno di un dettaglio che sulla tavola era solo una linea. Sono scelte che non toccano la sicurezza né la conformità dell’opera, ma ne decidono l’aspetto.

In breve: il direttore dei lavori garantisce che l’edificio sia fatto bene. Il direttore artistico garantisce che sia fatto come era stato immaginato.

Chi risponde di che cosa

Sulla stessa scelta, i due ruoli si fanno domande diverse:

Direttore dei lavoriDirettore artistico
La domandaÈ fatto bene?È fatto come doveva essere?
Un intonacoSteso a regola d’arte, con il materiale previstoTonalità, grana, resa con la luce della stanza
Una pietraPosata correttamente, con giunti e pendenze giusteFinitura, formato, disegno della posa
La cucinaImpianti e predisposizioni al posto giustoComposizione, ergonomia, spazio intorno
Lavora perLa corretta esecuzione dell’operaIl risultato che il committente ha immaginato

Un esempio concreto: la cucina

La cucina di solito si sceglie in uno showroom o presso un rivenditore, che ha i propri progettisti. Sono specialisti della tecnica costruttiva della cucina: moduli, ferramenta, elettrodomestici, misure di produzione. Lo sono meno della funzionalità, dell’ergonomia e dello spazio in cui la cucina andrà a stare, che spesso conoscono solo da una pianta con le quote.

Il direttore artistico accompagna il committente nella scelta e nella composizione, e porta al tavolo le domande che riguardano la casa intera:

  • i percorsi fra frigorifero, lavello e piano cottura sono brevi e non si incrociano con chi attraversa la stanza?
  • l’altezza del piano di lavoro è giusta per chi cucina davvero?
  • c’è spazio per aprire insieme la lavastoviglie e il cassetto accanto, e per passare dietro chi sta ai fornelli?
  • dove arriva la luce naturale, e dove serve quella artificiale?
  • se la cucina è aperta sul soggiorno, materiali e colori parlano con il resto della casa?

Il risultato è una cucina costruita bene dal rivenditore e pensata bene per la casa: le due competenze si sommano, invece di lasciare al committente il compito di metterle d’accordo.

Per chi ristruttura casa per la prima volta

Pensiamo a una coppia che ha appena comprato casa e la sta ristrutturando. In poche settimane deve scegliere pavimenti, rivestimenti del bagno, cucina, porte, luci, colori. Ogni scelta passa da un fornitore diverso, ognuno con il suo consulente, che conosce bene il proprio prodotto ma non vede il resto della casa.

Il direttore dei lavori, intanto, controlla che il cantiere proceda a regola d’arte: è il suo compito, ed è già tanto. Nessuno, però, ha il compito di tenere insieme tutte quelle scelte. Il direttore artistico è questo riferimento unico: sta dalla parte del committente, prepara le visite in showroom, confronta le alternative, e fa in modo che la casa finita sia una casa sola e non la somma di tanti cataloghi.

Che cosa fa il direttore artistico in cantiere

Il suo lavoro sta nei dettagli e nel rapporto con gli artigiani. In pratica:

  • valuta le campionature di pietre, intonaci, cotto, legni e tessuti, e sceglie fra le alternative;
  • decide le finiture in corso d’opera, quando una scelta rimasta aperta va chiusa;
  • dialoga con gli artigiani, il fabbro, il falegname, lo scalpellino, perché il loro mestiere diventa parte del progetto;
  • tiene la coerenza dell’insieme, così che le scelte fatte in momenti diversi parlino la stessa lingua.

Nel Val di Noto questo conta più che altrove. Pietra calcarea, intonaci a calce e cotto cambiano molto da una cava all’altra e da una mano all’altra. Ne parliamo anche nell’articolo su come ristrutturare una casa nel centro storico di Noto.

Anche un’opera di architettura può avere un nome

Una casa vacanza, una villa da affittare, una piccola struttura ricettiva: prima ancora di essere visitate, vengono cercate, guardate e scelte online. Per questo un’opera di architettura può avere, come un marchio, un nome, un logo, un sito e una pagina Instagram. Se nascono insieme al progetto, raccontano lo stesso carattere dell’edificio invece di essere aggiunti alla fine.

Un esempio è Casamatta, una villa progettata dallo studio a Noto. Il nome è stato scelto in fase di progetto, e il reel che l’ha presentata sui social è diventato virale. L’edificio non era ancora costruito, ma aveva già un’identità riconoscibile.

Quando serve un direttore artistico

La direzione artistica è utile soprattutto a:

  • chi ristruttura una casa nel centro storico o una villa da destinare all’ospitalità, e ha bisogno anche di un nome e di un’immagine;
  • chi compra a Noto da fuori e non può seguire le scelte in cantiere di persona;
  • chi vende o affitta un immobile e vuole che finiture e presentazione ne valorizzino il carattere;
  • chi ha già un direttore dei lavori e cerca qualcuno che curi l’aspetto estetico.

Se la direzione dei lavori è di un altro tecnico

È proprio il caso in cui un direttore artistico vale di più. Capita spesso che il cantiere sia seguito da un geometra, da un ingegnere o dal tecnico dell’impresa: professionisti attenti alla corretta esecuzione, che però non hanno il compito di occuparsi dell’aspetto finale. Affiancare loro un direttore artistico divide il lavoro in modo chiaro: uno risponde di come si costruisce, l’altro di che cosa si vedrà.

Dal progetto all’immobile finito

La direzione artistica accompagna tutta la vita dell’opera:

  • nel progetto, fissa il carattere dell’edificio, la gamma dei materiali e il nome;
  • in cantiere, lo protegge nelle scelte di finitura e nel lavoro con gli artigiani;
  • a lavori finiti, lo comunica con un’immagine coordinata: logo, sito, social.

DIMORArchitettura offre la direzione artistica sia sui propri progetti sia accanto ad altri direttori dei lavori. Trovi tutte le prestazioni dello studio nella pagina dei servizi di architettura a Noto.

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